Fino a quando? - BLOG - Chiesa Evangelica Battista di Napoli - via Foria

Vai ai contenuti

Menu principale:

Fino a quando?

Pubblicato da Ignacio Simal Camps in Spiritualità · 2/10/2014 09:44:55
Tags: Perdonouniversalismogiudizioregno

«Fino a quando aspetterai, o Signore santo e veritiero, per fare giustizia e vendicare il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?» (Ap. 6:10). Il grido delle vittime che chiede vendetta per quelli che sono stati i loro carnefici giunge alla presenza di Dio. Egli, certamente, deve reagire di conseguenza … a meno che le vittime cambino e perdonino i propri carnefici.

Chi ha l’ultima parola in merito all’eternità e al regno di Dio che viene? Dio, le vittime, o forse i carnefici? Può Dio, in modo unilaterale, perdonare i carnefici mettendo da parte le loro vittime? Qui si trova il nodo gordiano della questione.

Vorrei segnalare due testi biblici che raccontano la relazione vittime-carnefici e che rendono possibile una soluzione al nodo gordiano che abbiamo esposto.
Il primo ha a che vedere con Gesù di Nazareth. Il Messia torturato, vessato e assassinato, morì chiedendo il perdono per i suoi carnefici (Lc. 23:34); non reclamò gridando la vendetta, ma perdonò incondizionatamente.
Il secondo testo racconta l’assassinio del protomartire Stefano. Anche lui muore perdonando i suoi carnefici (At. 7:60).
In entrambi i casi si chiede a Dio il perdono per i carnefici. Come risponde Dio? Ignora la richiesta delle vittime?

Dio, così come ci mostrò Gesù di Nazareth, non è crudele. È un Dio che desidera, più di ogni altra cosa, perdonare l’essere umano. Tanto più se le vittime lo supplicano di farlo! Il perdono delle vittime e la grazia di Dio ottengono la restaurazione radicale dei carnefici mediante il recupero della loro umanità persa e facendoli tornare in sé.

Il targumista ebreo di Isaia scrisse: «Allora usciranno e vedranno i cadaveri degli uomini peccatori, che si ribellarono contro la mia Parola, certamente il loro spirito non morirà e il loro fuoco non si estinguerà e i malvagi saranno condannati alla geenna fino a quando i giusti dicano di loro: abbiamo già visto abbastanza.» (Tg. Is. 66:24). Nella tradizione che si raccoglie nel Targum di Isaia, senza dubbio, si afferma che la durata del castigo dei carnefici è condizionata alla risposta delle loro vittime (i giusti) e queste dicono “Abbiamo già visto abbastanza”.

Senza dubbio, l’esortazione della lettera agli Efesini va in questa direzione quando leggiamo che dobbiamo essere «… benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.» (Ef. 4:32). Per estensione, questa esortazione ha anche a che vedere con coloro che sono nemici belligeranti. Gesù ci ha già insegnato che dobbiamo amarli e augurargli il bene (Mt. 5:43ss.). L’ira, sebbene giustificata, non mette in opera la giustizia di Dio – sempre riparatrice (Giac. 1:20).
Il dono del perdono a chi ci fa del male è consustanziale all’essere cristiano e al carattere di Dio. E il perdono, accompagnato alla grazia di Dio – ripeto l’idea – ottiene il recupero dell’umanità persa dei carnefici e li fa tornare in sé come “il figliol prodigo” (Lc. 15:11ss.). E questo per tutta l’eternità. Certamente il perdono di Dio è prolettico, anticipo del perdono ultimo delle vittime verso quelli che sono stati i loro carnefici.
Come scrive il teologo Jürgen Moltmann: «E’ una fonte di gioia infinitamente consolatrice sapere che gli assassini non trionferanno definitivamente sulle loro vittime, ma che, durante l’eternità, non continueranno ad essere gli assassini delle loro vittime. La dottrina escatologica della restaurazione di tutte le cose ha due aspetti: il giudizio di Dio che raddrizza ogni cosa e il regno di Dio che suscita nuova vita» , un giudizio di Dio che, aggiungo, soddisfa la richiesta di perdono delle vittime (nello stesso modo di Gesù o di Stefano) e un regno di Dio che suscita vita in tutti gli esseri umani, siano vittime o carnefici.

Ci sarà un giorno in cui vedremo, come Stefano, i cieli aperti e Il Figlio dell’Uomo seduto alla destra di Dio, e davanti a questa visione le vittime imploreranno a favore dei loro carnefici dicendo «Signore, non imputar loro questo peccato» (At. 7:55-60).
Tutte le vittime della storia sono rappresentate nell’atteggiamento archetipico di Gesù di Nazareth e di Stefano. In quel giorno, ogni ginocchio si piegherà: tanto di coloro che sono in cielo e in terra, come di coloro che sono sotto la terra e ogni lingua confesserà che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre (Fil. 2:10-11).
| Home |


(Traduzione dallo Spagnolo di Patrizia Tortora)


Fonti di questo articolo:

Bookmark and Share


 
chiesa evangelica battista, via Foria 93 - 80137 Napoli
Torna ai contenuti | Torna al menu